cos'è il Nuovo Umanesimo Mediceo  |  Contattaci
site logo
  • HOME
  • RAGIONE
  • LIBERTAS
  • NOBILITAS
  • BELLEZZA
  • HUMANITAS
  • CALENDARIO MEDICEO
Homepage > nessuna categoria > La democraticità dell'Araldica
15 Marzo 2024  |  By redazione In nessuna categoria, nobilitas

La democraticità dell’Araldica

Immagine articolo aradica 1

di Michele Bellaveglia, Nobile di Firenze,

Experto Universitario en Heràldica, Genealogìa y Nobiliaria.

L’Araldica è la scienza che ha per oggetto lo studio degli stemmi, particolari emblemi a colori propri di un individuo, di una famiglia o di una collettività. Si tratta quindi di quel settore del sapere che ha come scopo l’individuazione, il riconoscimento, la descrizione e la catalogazione di quegli elementi grafici che sono necessari ad identificare una persona, una famiglia, un gruppo di persone o una istituzione.

Tale disciplina è stata di fondamentale importanza per molti secoli, ma è oggi quasi totalmente sconosciuta e relegata ad un ristrettissimo pubblico di nicchia. Le ragioni di questo oblio sono certamente molteplici, ma il dato più importante è relativo al presunto legame che vi sarebbe stato tra Araldica e Nobiltà. In qualche modo la società odierna è infatti convinta che gli stemmi siano degli emblemi caratteristici di una precisa classe sociale appartenuta al passato ed oggi giuridicamente non più riconosciuta o considerata.

In realtà, a ben vedere, il presunto connubio tra Araldica e Nobiltà non corrisponde assolutamente al vero, al punto tale che mai in Europa occidentale, dal XII al XX secolo, l’utilizzo degli stemmi fu prerogativa specifica della classe nobiliare. Al contrario, qualunque individuo, famiglia o collettività ebbe sempre la libertà di adottare un’arma di sua scelta, a patto di non usurpare armi altrui.

Fu invece regolato con maggior precisione l’utilizzo di tutti quegli elementi che accompagnavano lo stemma e che concorrevano a dare precise informazioni circa lo status di quell’individuo, famiglia o collettività, quindi corone, mantelli, elementi di sostegno, ecc…

Questo errore ha fatto si che il fenomeno dell’estensione degli stemmi a tutte le categorie sociali rappresenti, ancora oggi, qualcosa di poco studiato e riconosciuto.

Gli stemmi nacquero in occidente e non durante le Crociate (come alcuni ebbero l’ardire di sostenere), non originarono dalle invasioni barbariche e neppure dall’antica Roma. La loro origine fu piuttosto legata a quelle importanti trasformazioni che si ebbero all’interno di una società feudale che, dopo l’anno Mille, si trovò ad affrontare importantissimi cambiamenti, tanto più nella evoluzione del proprio equipaggiamento militare. L’utilizzo di particolari emblemi personali fu infatti inizialmente molto funzionale al riconoscimento dell’individuo in battaglia o in torneo. Più tardi, nel corso del XIV secolo, si ebbe invece una importante trasformazione nell’uso e nel significato di tali emblemi, che divennero segni distintivi di una particolare famiglia, quindi trasmissibili di padre in figlio.

Quando la cosa assumerà vaste proporzioni nasceranno specifici professionisti incaricati di riconoscere quegli emblemi e ciò concorrerà a dare ordine alla materia, mettendo regole e riproducendo quelle armi in appositi stemmari. Questi saranno appunto gli Araldi d’Arme.

Del resto si era in presenza di una società in trasformazione, dove l’iconografia aveva certamente un grande significato. Araldica come segnale di identità quindi, che andava a collocare individui in precisi gruppi all’interno di un complesso sistema sociale. E non ci si accontentò più di far dipingere lo stemma sullo scudo, ma si fece riprodurre sul gonfalone, sulla gualdrappa, sulla cotta d’arme, su beni mobili e immobili, sul proprio sigillo.

L’araldica divenne moda ed apparirono stemmi su oggetti, indumenti, stoffe, opere d’arte, monumenti. Nel XIV secolo l’intero Occidente fu coinvolto in questo nuovo fenomeno sociale e questo gradualmente andò a coinvolgere anche quelle categorie di persone che originariamente ne erano prive ma che, ad un certo punto, si trovano a vivere una importante ascesa sociale. Gradualmente gli stemmi iniziano ad essere utilizzati dalle donne, dagli ecclesiastici, dai patrizi, dai borghesi, dagli artigiani, dalle città, dalle corporazioni delle arti e mestieri, dalle comunità civili e religiose. Questo pur non appartenendo ad una antica classe nobiliare.

Vi sarà quindi la tendenza, sempre più forte, ad identificare l’arma con la famiglia a prescindere dalla sua originaria connessione ad un particolare territorio soggetto, tanto più nel momento in cui la stessa classe nobiliare si troverà a non essere più legata ad un particolare feudo e tenderà quindi, anch’essa, ad attribuirsi uno stemma scevro da qualsivoglia legame territoriale.

In realtà la concessione di uno stemma da parte di un Sovrano, come accade oggi in molti Paesi monarchici moderni, è questione che originerà solo in seguito, proprio in relazione ad un proliferare ormai incontrollato di stemmi presso tutte le categorie.

A ben guardare, già Bartolo da Sassoferrato nel suo Tractatus de insigniis et armis del XIV secoloaffermava che gli stemmi concessi da una Autorità erano di maggiore dignità rispetto agli altri ma, così dicendo, enunciava chiaramente il principio della libera adozione degli stemmi e non affermava certo distinzioni tra stemmi nobiliari e popolari.

L’esigenza di avere una certificazione rilasciata da un Sovrano nacque solo in un secondo momento e se da un lato andaò ad appagare i desideri del richiedente, dall’altro andò ad ingrassare, in modo considerevole, le casse dello Stato.

In alcuni Paesi europei intorno alla prima metà del XV secolo verranno emanati i primi provvedimenti legislativi volti a restringere l’uso degli stemmi alle sole classi nobiliari e questo darà il via a quella identificazione tra Araldica e Nobiltà che costituisce, ancora oggi, un mito duro da sfatare.

Un chiaro esempio di democraticità degli stemmi è però rappresentato dai preziosissimi Catasti antichi di Perugia, oggi conservati presso l’Archivio di Stato della città. In tali catasti, che partono dal XIV secolo, ciascun allibrato poteva decorare il proprio catasto, secondo le proprie possibilità personali. Tra questi, di enorme importanza sono gli inserimenti di coloro che provenivano dal contado e che riuscirono ad assurgere all’ambito status di cittadino. In questo caso troviamo un atto di conferimento di cittadinanza rilasciato dai Priori perugini con l’elencazione dei privilegi connessi e tale documento, che presenta un carattere di grande formalità, è sempre preceduto dallo stemma del  neo cittadino. Ma la particolarità più entusiasmante, in questo caso, è rappresentata dal fatto che la quasi totalità degli abitanti del contado perugino non ebbe mai un cognome, in molti casi fino al XIX secolo. Pertanto tali atti solenni sono preceduti dalla miniatura di uno stemma di una famiglia completamente priva di cognome, a dimostrazione del fatto che lo stemma non fu certo appannaggio della sola classe nobiliare.

Il fenomeno è talmente vasto, all’interno della documentazione comunale perugina decorata a soggetto araldico, che è possibile affermare come la diffusione degli stemmi nella popolazione della città tra il XV ed il XVIII secolo sia stata assolutamente notevolissima. Ritengo sia quindi di enorme interesse riportare alla luce quegli elementi grafici che hanno fatto parte del patrimonio immateriale di una specifica famiglia, a prescindere dal suo pregresso status e dalla sua appartenenza alla classe nobiliare, allo scopo di riportare alla luce una simbologia che può ancora trovare ampi spazi nella nostra società. Una società che, se analizzata con attenzione,  vive ancora oggi di simboli, di marchi, di loghi e di emblemi.

facebookShare on Facebook
TwitterPost on X
FollowFollow us
PinterestSave
Previous StoryMichelangelo,Leonardo, Raffaello e la “Maniera Moderna”

Related Articles:

  • 1236792470.0.x
    L’IGIENE ORALE NEL MEDIOEVO
  • palazzo vecchio
    "Indagine sui Valori Umani" -Enciclica del Luogotenente Granducale-

CASA GRANDUCALE MEDICEA DI TOSCANA

La storica Casa Granducale Medicea di Toscana è tutt’ora insignita dei titoli di Granduca e Principe di Toscana per effetto della Bolla Pontificia tutt’ora valida, data il 27 agosto 1569 dal Papa Pio V° a Cosimo I° de’ Medici ed a tutti i suoi eredi maschi primogeniti da lui discendenti direttamente, oppure agnati collaterali in caso di estinzione del ramo primo insignito.

Capo di Nome e d’Arme della storica Casa è Sua Altezza Reale il Granduca  Ottaviano de’Medici di Toscana di Ottajano, legatario pro-tempore della primogenitura testamentaria di Sua Altezza Elettorale Anna Maria Luisa de’Medici, Gran Principessa di Toscana, erede designata al trono Granducale  con facoltà di nominare ella stessa il proprio successore. (Decreto granducale di Cosimo terzo Medici del 25 ottobre 1723).

VISITA IL SITO

CERCA

CATEGORIE

  • nessuna categoria (2)
  • news (32)
    • bellezza (3)
    • humanitas (2)
      • Demografia (1)
    • Leggi e Bandi Granducali (6)
    • libertas (3)
    • nobilitas (12)
    • ragione (4)
  • visite guidate (1)

ULTIMI ARTICOLI

  • La democraticità dell’Araldica
  • Michelangelo,Leonardo, Raffaello e la “Maniera Moderna”
  • L’Agricoltura toscana come elemento vincente nelle politiche del territorio

ARCHIVIO

  • Marzo 2024 (1)
  • Luglio 2023 (1)
  • Luglio 2021 (2)
  • Giugno 2021 (1)
  • Maggio 2021 (4)
  • Aprile 2021 (4)
  • Marzo 2021 (3)
  • Febbraio 2021 (5)
  • Gennaio 2021 (1)
  • Dicembre 2019 (1)
  • Ottobre 2019 (6)
  • Luglio 2019 (1)
  • Marzo 2018 (2)

ORDINE CIVICO MEDICEO

L’”Ordine Civico Mediceo” costituisce l’ordinamento amministrativo  delle Istituzioni di Governo Umanistico del Granducato Mediceo in Italia.

L’Ordine ha  natura Civica e non Cavalleresca, non vengono consegnate onorificenze o distinzioni cavalleresche, ma bensì una decorazione onorifica civica  con croce verde ottagona, oppure un lucco nobiliare come segno di appartenenza alla Nobiltà Medicea.

 

VISITA IL SITO

CASA GRANDUCALE MEDICEA DI TOSCANA

La storica Casa Granducale Medicea di Toscana è tutt’ora insignita dei titoli di Granduca e Principe di Toscana per effetto della Bolla Pontificia tutt’ora valida, data il 27 agosto 1569 dal Papa Pio V° a Cosimo I° de’ Medici ed a tutti i suoi eredi maschi primogeniti da lui discendenti direttamente, oppure agnati collaterali in caso di estinzione del ramo primo insignito.

Capo di Nome e d’Arme della storica Casa è Sua Altezza Reale il Granduca  Ottaviano de’Medici di Toscana di Ottajano, legatario pro-tempore della primogenitura testamentaria di Sua Altezza Elettorale Anna Maria Luisa de’Medici, Gran Principessa di Toscana, erede designata al trono Granducale  con facoltà di nominare ella stessa il proprio successore. (Decreto granducale di Cosimo terzo Medici del 25 ottobre 1723).

VISITA IL SITO

REDAZIONE DELL’ALMANACCO

Cancelleria della Corona: info@de-medici.com

Sede: Villa Medicea La Ferdinanda, viale Papa Giovanni XXIII, 1 – 59015 Artimino PO
E-mail: cancelleria.dellacorona@de-medici.com

Direttore Responsabile:
Giancarlo Graziani

Proprietà S.A.R: . il Granduca Ottaviano de’ Medici di Toscana

Testata registrata presso il Tribunale di Firenze il 9/12/2020 – n. 6130

Copyright ©2018 Ordine Civico Mediceo. Tutti i diritti riservati. Fatto con amore da esociety marketing
error

Ti piacciono i nostri articoli? Condividili sui tuoi social.

    Usiamo i cookie per fornirti la miglior esperienza d'uso e navigazione sul nostro sito web.

    Puoi trovare altre informazioni riguardo a quali cookie usiamo sul sito o disabilitarli nelle .

    Powered by  GDPR Cookie Compliance
    Panoramica privacy

    This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.

    Cookie strettamente necessari

    I cookie strettamente necessari dovrebbero essere sempre attivati per poter salvare le tue preferenze per le impostazioni dei cookie.

    Se disabiliti questo cookie, non saremo in grado di salvare le tue preferenze. Ciò significa che ogni volta che visiti questo sito web dovrai abilitare o disabilitare nuovamente i cookie.