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26 Maggio 2021  |  By Direzione Almanacco In ragione

Ragione ed Emozione

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di N.H. Don Andrea Tamburelli Lanzara

Ad osservare con distacco il mondo in cui oggi viviamo, appare evidente come ogni evento/azione sia teso a verificare, nel senso di rendere vero, concreto, in un certo senso materiale, l’assunto che l’Immanenza sia il principio cardine dell’esistenza, ovvero che nulla conti al di fuori del Presente, in cui si realizza la pienezza della Vita. Se fosse questo, il “Qui e Ora”, il vero portato di questa Immanenza, realizzeremmo il famoso verso della Canzona di Bacco, composta da Lorenzo de’ Medici, detto il Magnifico, in occasione del carnevale del 1490, lasciando lo spazio necessario allo sviluppo dello Spirito e dell’umana convivenza, che era centro dell’Umanesimo mediceo.

Nella realtà non è così. Viviamo una stagione della Storia dell’Uomo, figlia di un’altra, successiva rivoluzione, quella dell’età dei “Lumi”, o meglio la sua aberrazione.

La Ragione, intesa in senso illuministico, se da un lato ha dato impulso alla conoscenza scientifica del mondo, all’identificazione delle leggi universali che lo governano, al progresso tecnologico, all’emancipazione dell’Uomo dalla Superstizione e dalla Prepotenza, dall’altra ha compresso, e forse compromesso, una serie di valori umani, tradizionali, ma non meno universali. L’Emozione, ovvero quella porzione grande dello Spirito umano che non è riconducibile a legge matematica o logica, che non si traduce necessariamente in generazione di profitti economici.

Valori come la Compassione, la Giustizia, la Lealtà, la Cortesia, l’Umiltà, la Sincerità, il Coraggio, per nominarne alcuni, sono esempi ormai rari e quando si manifestano, coloro che li manifestano vengono definiti spesso eroi, angeli, Uomini e Donne con le iniziali maiuscole.

Quando leggiamo o partecipiamo a questi eventi, azioni, iniziative nei quali il Razionale cede il passo all’Irrazionale, al Cuore, e si manifestano attraverso uno o più di quei valori che menzionavo poc’anzi, ci sentiamo meglio, il nostro cuore si riempie di emozione, siamo gratificati, propensi e benevoli verso gli altri e nello stesso tempo quasi sorpresi che qualcuno ancora oggi non faccia di calcolo, ma ragioni con il cuore.

Rimettere al centro Eros, per dirla con Freud, significa scegliere la vita e la realizzazione attraverso la socialità, abiurando a Thanatos come rappresentante di tutto ciò che è aggressività, individualismo, in un certo senso concedendo nuovo spazio all’Emozione e ai valori millenari della cultura occidentale.

Il principio filtro della vita umana affidato alla pervadente Ragione degli Illuministi ha generato la sua devianza nell’incontro con l’Etica protestante e la Rivoluzione industriale, fornendo l’alibi alle nuove classi finanziarie per sviluppare un nuovo sistema di guadagno autoreferenziale.

Il Cosmopolitismo illuministico, a sua volta, ha rappresentato, mutatis mutandis, per le classi cosiddette liberali la base per la strategia della globalizzazione, oggi matura, quale strumento per l’imposizione della visione economicistica della vita.

Ed eccoci qui, in un mondo che riconosce il riemergere di valori diversi legati alla tradizione della Cultura italiana ed europea millenaria come relitti di un’epoca aurea e come tali li ammira in chi li porta in vita…Compassione, Giustizia, Lealtà, Cortesia, Umiltà, Sincerità, Coraggio…

La tradizione valoriale derivata dall’esperienza e dalla rielaborazione medievale è stata gettata nel dimenticatoio, non più Cavalleria, essa non è utile alla generazione incontrollata del Plusvalore.

Eppure, nei concetti portanti della visione illuministica, è considerato moralmente buono solo ciò che rende possibile il conseguimento dell’Utile sociale.

La strumentalizzazione dell’Utile, disgiunto dall’aggettivo sociale, ha rappresentato la crasi definitiva fra Emozione e Ragione, dando luogo già sul finire del XVIII secolo alle aberrazioni del Giacobinismo e del Terrore rivoluzionario e continuato in un Liberismo fine a sé stesso, che ha generato due Guerre Mondiali e tanti altri mali.

Questo sistema, alimentato da una visione freddamente razionale della vita ha raggiunto ormai, a detta di molti analisti, il suo culmine e siamo prossimi ad un grande cambiamento, tutti lo percepiamo e, forse, un po’ lo temiamo.

Superare questo momento, funestato da una pandemia che agisce come accelerante in una combustione, si può, ma è sul come si supererà che peseranno le nostre scelte, conducendo da una parte alla barbarie dell’Homo Homini Lupus, se prevarrà l’individualismo e la presunzione della Ragione, oppure, invece, attraverso il recupero dei valori della nostra Tradizione, legati alla Trascendenza e alla solidarietà, espressa dagli ideali della Cavalleria, ad un Nuovo Umanesimo, nel segno forte della Nobilitas. A questa seconda opzione guarda, con profondo convincimento, l’Ordine Civico Mediceo.

 

 

Il Leone Araldico di Firenze, il Marzocco, eseguito da Donatello tra il 1418 ed il 1420
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CASA GRANDUCALE MEDICEA DI TOSCANA

La storica Casa Granducale Medicea di Toscana è tutt’ora insignita dei titoli di Granduca e Principe di Toscana per effetto della Bolla Pontificia tutt’ora valida, data il 27 agosto 1569 dal Papa Pio V° a Cosimo I° de’ Medici ed a tutti i suoi eredi maschi primogeniti da lui discendenti direttamente, oppure agnati collaterali in caso di estinzione del ramo primo insignito.

Capo di Nome e d’Arme della storica Casa è Sua Altezza Reale il Granduca  Ottaviano de’Medici di Toscana di Ottajano, legatario pro-tempore della primogenitura testamentaria di Sua Altezza Elettorale Anna Maria Luisa de’Medici, Gran Principessa di Toscana, erede designata al trono Granducale  con facoltà di nominare ella stessa il proprio successore. (Decreto granducale di Cosimo terzo Medici del 25 ottobre 1723).

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ORDINE CIVICO MEDICEO

L’”Ordine Civico Mediceo” costituisce l’ordinamento amministrativo  delle Istituzioni di Governo Umanistico del Granducato Mediceo in Italia.

L’Ordine ha  natura Civica e non Cavalleresca, non vengono consegnate onorificenze o distinzioni cavalleresche, ma bensì una decorazione onorifica civica  con croce verde ottagona, oppure un lucco nobiliare come segno di appartenenza alla Nobiltà Medicea.

 

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CASA GRANDUCALE MEDICEA DI TOSCANA

La storica Casa Granducale Medicea di Toscana è tutt’ora insignita dei titoli di Granduca e Principe di Toscana per effetto della Bolla Pontificia tutt’ora valida, data il 27 agosto 1569 dal Papa Pio V° a Cosimo I° de’ Medici ed a tutti i suoi eredi maschi primogeniti da lui discendenti direttamente, oppure agnati collaterali in caso di estinzione del ramo primo insignito.

Capo di Nome e d’Arme della storica Casa è Sua Altezza Reale il Granduca  Ottaviano de’Medici di Toscana di Ottajano, legatario pro-tempore della primogenitura testamentaria di Sua Altezza Elettorale Anna Maria Luisa de’Medici, Gran Principessa di Toscana, erede designata al trono Granducale  con facoltà di nominare ella stessa il proprio successore. (Decreto granducale di Cosimo terzo Medici del 25 ottobre 1723).

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